Non era facile nemmeno registrare e riprodurre musica, anzi fino agli anni ’70 direi impossibile. Ascoltarla si con ogni mezzo meccanico.

Da piccolo, negli anni ’60, mio babbo, mia mamma, mia zia, appassionati di musica ci introducevano all’ascolto ed a cantare sopra i dischi che giravano su giradischi molto in moda a quell’epoca. Ma non erano registrabili se non da case discografiche, vere industrie del vinile. Li potevamo ascoltare.

Quando erano ragazzi i nostri genitori ascoltavano musica dai 78 giri,

poi quando noi eravamo piccoli con i 45 giri


Il mangiadischi, mitico degli anni ’60. Quello che i nostri genitori portavano in spiaggia, simbolo del divertimento e del decennio del boom economico e della spensieratezza.

e poi noi da giovani facevamo girare i 33 giri o Long Playing, comunemente chiamato Long Play, in sintesi poi LP o vinile.



Poi dagli anni ’70 le musicassette ci permisero di registrare le nostre prime canzoni, con un risultato eccezionale per l’epoca, ma con una fedeltà bassissima per gli standard attuali. Immaginate registrare su di una superfice del nastro di celluloide di mochi millimetri. Un nastro che girava tirato da un motore tenuto in tiro dalla forza contraria di un perno non libero. Una grande invenzione, che ci ha accompagnato per anni, ma che non poteva dare più di quei risultati. Poi il nastro si stropicciava, si rompeva e noi con appositi kit li riparavamo.



Anche la registrazione chiamata professionale dell’epoca era pur sempre su un nastro, magari più alto, ma pur sempre un nastro gestito da un mezzo meccanico.

Allora iniziavo a fare le demo con il mio Dokorder 4 piste simultanee, mezzo avanzatissimo per l’epoca. Poi se volevi essere ancora più professionale dovevi andare in sala di registrazione dove il nastro (pur sempre nastro) era alto più del doppio.

Preistoria musicale prima dell’avvento del CD.



Poi l’avvento del digitale ha spazzato via tutto.
