(Estratto dallo scritto “Sudore” di marco moscardi)
Correva l’anno 1990, da pochi mesi il muro di Berlino era caduto, ma ancora l’Italia, l’Europa e l’umanità intera non si rendeva conto di ciò che stava accadendo e ciò che avrebbe significato questo evento.
In Russia la rivoluzione di Gorbaciov, la Perestrojka, aveva toccato il suo culmine con questo evento, ma aveva anche segnato l’inizio della fine di un epoca di fronti contrapposti, di guerra fredda, di bianco e nero.
La fine dell’Impero del male indicato da Reagan come il nemico da abbattere. Ora “l’impero del bene” avrebbe avuto mano libera, avrebbe distrutto ed annientato un paese, un Impero e soprattutto una idea: l’ideale comunista. Ma i bruttissimi passaggi di appoggio a Eltsin in piedi sul suo famoso carro armato, il fallito golpe sovietico del 1991, Gorbaciov che si ritira a vita privata, non furono proprio segni di una vittoria per il mondo intero.
La storia non ha pena per nessuno
Lei corre incurante della vita
Non guarda neanche in faccia quel qualcuno
Che con la propria vita l’ha anche scrittà
La storia che di sogni è stata piena
È cinica, formale anche un po’ grigia
Appiattisce slanci e colpi di scena
Col ripetersi dei cicli della vita…
Sarebbe stato meglio far fermare
Il tempo in quella Primavera amara
Ed essere così sacrificato
Tu torcia umana per la libertà…
La gloria della fine dell’eroe
Negata da un destino fortunato
La fine della storia e del passato
Su un auto a folle corsa sulla strada….
Tu Alexander no, Tu Alexander no,
Tu Alexander no non ci sarai…
Tu Alexander no, Tu Alexander no,
Tu Alexander no non ci sarai…
Nemmeno la fine di una speranza comunista, da tempo ormai naufragata con gli avvenimenti di Praga e Ungheria. Il silenzio, dopo gli ultimi vagiti di un sogno per una possibile società socialista, compartecipata, che tenesse in primo piano l’uomo in un mondo libero e più giusto.
Esultanza comunque dei paesi satelliti dell’Unione Sovietica, capitalismo senza regole che prende il vero potere nel Mondo per un ventennio sicuramente di grandi speranze per nuove fette della popolazione mondiale, ma che porterà pian piano ad un divario enorme fra i più ricchi ed i più poveri. La svolta della Cina che trova la sua terza via del capitalismo avanzato gestito da una nomenclatura forte e senza possibile ricambio, il disgregamento della Jugoslavia alle nostre porte, gli emergenti Paesi Arabi, sempre più potenze economiche politicamente ingerenti con l’arma del petrolio, l’11 settembre, le guerre in Afghanistan, IRAQ, Siria, un mondo rovesciato sempre più in balia delle guerre.
Ma questa è un’altra storia.
Tu Alexander no non ci sarai,
ma ciò in cui tu credevi è realizzato
Tomàs e le sua Epiche Illusioni
Nel tempo hanno trovato le ragioni…
Quei muri che volevi far crollare
Ormai sono franati trascinando
Nel baratro più nero e più profondo
Il buono ed il cattivo di quel mondo…
Garante non sei più di quella scena
Saggezza, ideologia che tiene uniti
Speranze, sogni, lotte ed ideali
Schiacciati da che vuole tutti uguali
Sacrificato hai tutto a quell’idea
Altri per interesse l’han schiacciata
I singoli interessi fan valere
La faccia mascherata del potere…
Tu Alexander si, i sogni accenderai
Di chi non ha imparato a dire si
E pensa (che) il male e il bene
non stian ne qui ne là
E l’unica certezza ….. è libertà…..
…. è libertà…..
Comunque il muro era caduto e con gran frastuono, alimentando le speranze di intere generazioni.
In Italia la svolta di Occhetto, lo Bolognina, tangentopoli, la distruzione dell’asse portante della Democrazia Cristiana, l’autodistruzione del Partito Socialista, la fuga di Craxi ecc. ecc.
La gente comune viveva un momento di grande confusione e sconcerto, ma allo stesso modo di novità vera.
Allora Berlusconi arrivò, anzi, come disse lui calcisticamente, “scese in campo” e prese il potere.
Sembra semplice la cosa, ma in fondo fu davvero facile e semplice prendere il potere con quel disastro combinato dall’inebriamento da potere dell’ultima parte della Prima Repubblica, con quel caos ideologico conseguente alla caduta del muro di Berlino.
In una situazione normale, in un Paese normale, anche in una Italia normale, nessuno avrebbe dato credito ad un imprenditore sull’orlo del fallimento, in odore di P2, con rapporti perlomeno ambigui con ambienti mafiosi, che nel suo lessico più alto declamava slogan calcistici ed al massimo frasi fatte con quell’odioso accento milanese. Odioso non certo per gli amici milanesi e della mia cara Inter, ma per una Italia che vedeva i “baüscia” con la puzza sotto il naso, snobbanti la Roma abbandonata ed in mano al potere politico ed il sud, Napoli in testa, capace solo di cantare e lasciare tutto come sta, facendosi trainare dai “lavoratori nordisti”. Comunque quell’accento non era certo amato in quel tempo da tutta l’Italia, anche se in molti amavano ed avevano amato i Gaber, Jannacci, I Gufi e gli Svampa e Patruno.
Ma il Nord si stava riscattando, partendo anche dall’assunto leghista che “la canzone napoletana non rappresentava la canzone italiana”, si riappropriarono così anche dei loro artisti per giustificare il teorema.
Ma partiva la riscossa del produttivo Nord contro lo sprecone Sud, che aveva assorbito tutte le risorse del paese ed era diventato l’emblema di tutto ciò che non funziona, degli inciuci, delle scorrerie del potere politico. La Lega di Bossi che nasceva e si sviluppava all’ombra di Berlusconi.
La “Roma ladrona”, le “cannoniere verdi”, il “ce l’ho duro”, slogan bossiani che gli era permesso di sciolinare alle feste boia, ma che venivano azzittite nelle segrete stanze romane del Cavaliere.
Magari compensate con qualche servizio sessuale prima, qualche poltrona importante poi. Con qualche gioiello prima e con qualche goloso appalto poi.
Molta euforia di piazza, ma molta tristezza nelle segrete stanze.
Bossi scodò qualche volta. Ma subito gli si faceva capire che la strada era segnata da altri, lui “il senatur” poteva abbaiare, ma non mordere, se voleva stare a tavola con chi contava davvero. Altrimenti non gli rimaneva che raccogliere in terra il resto del pranzo.
