Nel 1976 vado alla visita di leva a Forli, poi mi mandano all’Ospedale Militare di Bologna. Per un errore sanitario, li dentro, rischiano di uccidermi iniettandomi in vena un farmaco al quale ero palesemente allergico. Radio Alice, a quel tempo la Radio del Movimento, viene a sapere di questo nuovo fattaccio in quell’ospedale. Passandosi per miei amici, vengono a trovarmi in Ospedale, insistono perché il mancato omicidio di Stato diventi un caso pubblico, un caso politico. Io, ragazzo di provincia, ci devo riflettere. Poi arrivano a prendermi i miei genitori, l’ospedale rischia una denuncia, poi un accordo… portate a casa vostro figlio e non farà il militare. Io me ne vado con loro e a Radio Alice non rimane che rassegnarsi al fatto che un ragazzo di provincia non era pronto al grande salto, la battaglia frontale contro lo Stato fascista. Ma da quel fatto tragico nascono le canzoni Bologna e Chissà che cosa c’è e da quello scossone politico/personale, l’anno dopo, la raccolta 1977, sui fatti di quel tragico anno, la morte di Francesco Lorusso, il Movimento Studentesco e la chiusura di Radio Alice.
"...Bologna i tuoi monumenti le chiese le due torri gli archi e le viuzze di paese le tombe ed i colombi i sogni e i movimenti studenteschi che stanno per rinascere e fiorire Bologna del ’76 non puoi morire…."

"... Parole scandite contro la folla Per far capire che noi ci siamo Che tutti siamo schiavi ma anche padroni Di tutto ciò che abbiamo..."

"... Sono arrivati ecco la celere Che viene avanti con caschi e bastoni Sembra che stiano andando alla guerra Non hanno un sorriso ma solo padroni ..."



Erano gli Anni di Piombo. Gli anni della seconda rivolta studentesca dopo il ’68. Gli anni del potere democristiano che copriva le stragi di stato con depistaggi e connivenze. Gli anni di Andreotti e Kossiga col kappa, Ministro degli Interni. Dello scontro sempre più forte, degenerato nelle aggressioni fra studenti di destra e di sinistra, poi uccisioni, la nascita dei gruppi terroristici di destra Ordine Nuovo, NAR e poi di sinistra, Prima Linea, Brigate Rosse. Fino a quello che doveva essere, nelle loro intenzioni, la spallata definitiva allo stato ed al suo potere arrogante, il rapimento ed omicidio di Aldo Moro, che divenne invece la pietra tombale di quel periodo. Trascinando con se anche tutte le lotte e conquiste di quegli anni.
Venerdì 11 marzo 1977 ci sono scontri fra il servizio d’ordine di Comunione Liberazione ed il Movimento ’77. Viene chiamata la polizia, cariche, fughe, lacrimogeni, molotov, incursioni, un poliziotto si piega sulle ginocchia, prende la mira e spara. Muore un giovane di 25 anni Francesco Lorusso. Un poliziotto si piega sulla ginocchia, prende la mira e spara. Il giorno dopo, 12 marzo, una irruzione della polizia chiude la voce di Radio Alice, la Voce del Movimento aperta circa un anno prima. Tutto viene documentato in diretta radio. Un poliziotto si piega sulla ginocchia, prende la mira e spara.
Io, che l’anno prima ero stato a Bologna alla visita Militare di Leva, che all’ospedale militare solo per puro cosa non ero stato ucciso per una negligenza e per quell’episodio, fatto uscire dall’interno, quelli di Radio Alice mi vennero a trovare per farne un caso, nel 1977 scrivo la raccolta che porta il nome di quell’anno, raccontando di Bologna, della Visita di leva, della manifestazione, del rapporto fra studente e poliziotto e porto in musica lo slogan del movimento dopo l’11 marzo, Francesco è vivo e lotta insieme a noi.

"Francesco è vivo e lotta insieme a noi Le nostre idee non moriranno mai Potrete uccidere cento nostri compagni Non ucciderete mai la libertà…"
